La famiglia

Giovanissimo Francesco Randone incontra Marie Louise Fontaine, la compagna della sua vita
e madre dei loro sette figli: Yris, Honoria, Horitia, Hurania, Saturnia, Lucilla e Belisario.
Sin dal suo primo insediamento nelle Mura, Randone coinvolge nella sua attività la propria famiglia, che di anno in anno è più numerosa: dapprima il padre e i suoi fratelli, poi la compagna e in seguito i figli, e ancora gli allievi della scuola; poi, saltuariamente, i mariti delle figlie.
Tutti lo affiancano nella conduzione della fornace e in quella della scuola, nell’ornamentazione delle Ostie della Bontà, i cartoncini decorati a mano di foggia circolare per la cottura delle ceramiche della notte del 31 dicembre, e degli Avvisini, i biglietti d’invito per le conferenze del Maestro, o per le mostre d’arte organizzate alle Mura.

E, ancora in seguito, quando fonda la rivista Cronache d’Arte educatrice nel 1923 fino al 1930,
nella decorazione delle sue pagine e nella scrittura degli articoli.
Tale particolare modo di lavorare è già delineato nel 1898, l’anno in cui il Ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli crea per i Randone il motto: “Familia Randonia artem excersens figulinam in Belisarii moenibus “.
Ancora oggi entrando nella Torre XXXIX, il luogo dove ha vissuto e lavorato per tanti anni la famiglia Randone, si viene accolti da una scritta che percorre il perimetro delle Mura:

FRANCESCO + RANDONE + ET + MARIE +LOUISE + FONTAINE + PRINCIPIARONO + A + RADUNAR + GENTE + NELLA + CRIPTA + DI +QUESTA + GRANDE + TORRE + DOMENICA + 20 + LUGLIO + MDCCCXCIV + A ORE + 11 E + CONTINUARONO + COI + LORO + FIGLI + HYRIS + HONORIA + HORITIA + HURANIA + LUCILLA + SATURNIA + BELISARIO + OGGI + 6 AGOSTO + MXMXXXII + ANCORA + LAVORANO + PER + LA + GIOIA + DI + MOLTI + BAMBINI + E AMICI + E + ANCORA + FINO AL COMPIMENTO + DEL + LORO + DESTINO + TERRESTRE +.

Marie Louise Fontaine (Annecy de Savoie 1862 – Roma 1945)
Compagna di vita di Francesco e madre dei loro sette figli: Yris, Honoria, Horitia, Hurania, Saturnia, Lucilla e Belisario. Comprensibilmente presa dalla cura dei suoi cari, Marie Louise è nominata più che altro nei diari di cottura, in qualità di fornaciaia, soprattutto in occasione delle prime cotture della grande fornace che necessita di quasi 24 ore di fuoco a legna. E’ ricordata in qualità di esecutrice di ceramiche nel 1901 per un piatto “ firmato mater cioè la madre della famiglia Randonia piatto in terraglia di c. 23 di diametro eseguito e cotto alle Mura da Marie Loiuse a tinte pallide verde e turchino in altro le cifre dell’artefice gentile”, di cui si possiede il foglio preparatorio di mano del Pater (nome con cui si firma Randone dal 1888), e di un Bucchero a culla.

A - Ritratto di Marie Louise Fontaine, 1891, o terraglia dipinta e invetriata, diam. cm. 33
firmato e datato in basso a destra

Yris Randone Cozza (Roma 1888 – Pesaro 1958)
La primogenita di Marie Loiuse e Francesco, inizia giovanissima ad affiancare il padre nell’impresa familiare: le prime notizie provengono dai diari di cottura, dove viene ricordata quale fornaciaia, mentre come ideatrice di ceramiche è menzionata nei diari del padre per la prima volta nel 1902. Appena diciottenne nel 1906 presenta all’esposizione della Società Amatori e Cultori di Belle Arti due bassorilievi su piatti in maiolica. Nel 1907 esegue la dispersa coppa augurale per la Principessa Giovanna che reca lungo la sommità una scritta e una decorazione incisa che sembra essere in debito della riflessione formale condotta sulle ceramiche etrusche. In particolare quest'opera è accostabile ad alcuni manufatti estratti dalla Necropoli di Narce nel 1893, pubblicati da Felice Barnabei e successivamente esposti a Villa Giulia.
Contemporaneamente all’attività nella fornace Yris si dedica all’insegnamento nella Scuola fondata dal padre, e quando nel 1914 si apre una nuova scuola d’Arte Educatrice al Pincio è attiva insieme alle sorelle. Nel 1916 si dedica all’insegnamento nelle scuole medie insieme a Horitia.
Frequentemente tra il 1915 e il 1935 i diari della famiglia Randone, riportano le annotazioni della vendita dei lavori di Yris. Nel 1919 si tiene l’esposizione di “ 100 nostre ceramiche in una vetrina del negozio di via del Tritone diretto da Donna Bice Tittoni”, a cui partecipa con tutta la famiglia, e nel 1920 l’esposizione d’arte italiana decorativa e moderna a Stoccolma.
Nel 1920 si sposa con lo scultore Lorenzo Cozza; in occasione delle sue nozze crea ed esegue le bomboniere e disegna il cartoncino augurale d’invito: da questo matrimonio nasceranno i figli Lukos e Laura. Da adesso in poi Yris si divide tra la cura della famiglia, l’insegnamento nella scuola e l’attività artistica.

A – Yris Randone, Piatto con le Mura aureliane, 1912, diam. Cm. 44
B - Yris Randone, Calix di "Bucchero nero", 1908, h.cm. 27,5 diam. cm 15. Alla base reca la scritta:" serves oro Yris Randone me fecit".

Lorenzo Cozza (Orvieto 1877 – Roma 1965)
Figlio di Adolfo (1848 – 1910), scultore ed eclettico uomo di cultura, collaboratore di Felice Barnabei. Alla fine dell’Ottocento sii trasferisce a Roma dove entra in contatto con l’ambiente artistico delle Mura, poi l’Accademia di Belle Arti e la scuola Libera del nudo.
Sposa Yris Randone nel 1919. Nel 1920, diventa direttore artistico di una fornace ceramica in Via Pietro da Cortona e inizia a insegnare presso la Scuola serale di arti ornamentali a Via San Giacomo.
Oltre a una nutrita produzione ceramica, tra le sue opere si ricordano anche il monumento a Giacomo Leopardi che si trova nel giardino di casa Leopardi a Recanati, una targa in marmo raffigurante i ritratti dei due carbonari Targhini e Montanari, apposta in Piazza del Popolo a Roma nel 1909, e il grande vaso per fontana, realizzato in terracotta con rilievi che un tempo si trovava al Pincio, oggi distrutto.

A - Yris seduta sul grande vaso per fontana, modellato da Lorenzo Cozza, fotografia anni 20 circa

Honoria (Vera) Randone Parboni (Roma 1892 – 1968)
Le figlie di Francesco e Marie Louise erano note con l’appellativo di “Vestali delle Mura”, o anche come le “rondinelle”. Nelle fotografie d’epoca, indossano con civetteria i loro abiti da lavoro nelle Mura, e gli eleganti pepli con stoffe decorate a mano, a passeggio nei rari momenti di tempo libero, oppure con ampi cappelli e mantelli, in posa ieratica.
Nel 1909, a suggellare l’impegno delle prime tre figlie nell’attività di famiglia, il ceramista crea un manifestino pubblicitario dando loro il nome di Tria Fata.
In modo simile alle altre sorelle, Honoria viene inizialmente nominata sia nei diari di cottura come fornaciaia, che nella conduzione della scuola dove precocemente affianca il padre. Sin dal 1905 è ricordata anche come esecutrice di alcuni buccheri: si distingue dalla sorella Yris per una propensione alla decorazione che ella chiama bizantina, una ornamentazione incisa o impressa nella creta ancora fresca, arricchita con perline di vetro incastonate nell’argilla, di cui sono esempi alcune ceramiche conservate al Museo Internazionale delle ceramiche di Faenza
La giovane artista dimostra anche una particolare versatilità nella redazione e nella ornamentazione delle Cronache d’Arte Educatrice, nella creazione dei biglietti d’invito alle conferenze del Maestro e nelle Ostie della Bontà.
Dopo il 1935 mantiene viva la scuola creata dal padre, insieme alla sorella Yris; nel 1968, l’anno della sua scomparsa, l’imboccatura dell’ultima fornace a legna ancora funzionante nelle Mura, viene murata.

"Tria fata", biglietto, Roma 1909
Honoria Randone, calice di "Bucchero nero-argentato", 1907, h. cm. 31, diam. cm. 15

Horitia Randone Ferrazzi (Roma 1894 – 1984)
La più giovane delle Tria Fata ( nel 1909 ha 15 anni) partecipa con entusiasmo alle attività della famiglia, rivelandosi infaticabile nella cottura delle ceramiche, nella fabbricazione dei biglietti d’invito alle conferenze del Maestro, nella creazione degli apparati decorativi per le Cronache d’Arte educatrice, e dando il proprio personale contributo nell’ideazione dei buccheri.
Dal 1911 la mano gentile di Horitia compare sempre più frequentemente sulle pagine dei Memoriali che recano ora la riproduzione di stampi in cotto (generalmente figure d’animali assai sinuose), ora quella di piatti e buccheri, sempre desunti da modelli naturali, anche se estremamente stilizzati.
Divenuta maestra, nonostante la giovane età, nel 1916 - fino a parte del 1917 - si dedica alle supplenze nelle scuole medie (la tradizione familiare si ricorda di quella a Iglesias in Sardegna) insieme a Yris. Negli anni successivi i Memoriali continuano a testimoniare una produzione personale di alto livello con inedite e ardite soluzioni formali, un successo confermato da continui guadagni: patere, tazze, coppe e collane, vengono vendute durante le esposizioni a cui partecipa con la famiglia.
Nel 1921 si fidanza con il pittore Ferruccio Ferrazzi. Si sposano nel 1922; in quest’occasione crea la propria bomboniera di nozze e il cartoncino augurale d’invito ove si rappresenta insieme al marito nella costruzione di una casa - torre. La successiva nascita delle figlie – Fabiola, Metella (Ninetta) e Ilaria - dirada la sua partecipazione alle attività delle Mura..

Orithia Randone, "bucchero nero - argentato", 1923, h. cm. 14, 5, diam. cm. 9

Ferruccio Ferrazzi (Roma 1891 - Roma 1978)
Pittore e scultore di Scuola Romana, viene iniziato all’arte dal padre, lo scultore Stanislao. Tra il 1904 e il 1905 frequenta lo studio di Francesco Bergamini, allievo di Michele Cammarano; mentre tra il 1906 e il 1908 si iscrive contemporaneamente alla scuola Libera del Nudo e a quella serale dell'Accademia di Francia.. Il suo esordio artistico è a soli sedici anni nel 1907alla LXXVII Esposizione di Belle Arti, dove espone un Autoritratto in cui il colore è liberamente steso con la spatola. L'anno successivo vince la borsa di studio nell'Istituto Catel, che gli permette finalmente di dedicarsi completamente all'arte. Nel 1910 è ammesso alla IX Biennale di Venezia, e nel1911 la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma gli acquista il dipinto Focolare nell'esposizione internazionale di Roma. Alla fine dello stesso anno vince il Pensionato Artistico. In questo periodo l'artista alterna opere di ascendenza futurista (è amico di Filippo Tommaso Marinetti) ad altre di influenza cézanniana.. Sperimenta nuove ricette pittoriche e frequenta il Gabinetto delle Stampe
Nel 1916 alla LXXXV Esposizione Società Amatori e Cultori di Belle Arti, allestisce la sala che gli viene assegnata come fosse l'interno di un prisma, dove i quadri riportano delle sagome irregolari, sghembe, legate alle concezioni prospettiche delle stesse opere; per questo, mentre l'ambiente romano grida allo scandal, gli viene tolto il Pensionato, il cui regolamento vieta di partecipare a mostre.
Inizia a esporre frequentemente sia a Roma che all’estero. Nel 1921 tiene la sua prima personale nella Casa d'Arte Italiana diretta da Enrico Prampolini e Mario Recchi di area futurista. In primavera partecipa alla Prima Biennale Romana. Nel luglio del 1922 sposa Orithia. Anche se non si può dire che il rapporto tra il Maestro e il genero sia stato di effettiva cooperazione, sin dall'inizio Ferruccio fornisce disegni, con il proprio caratteristico tratto angoloso, per alcune "ostie della bontà" e per le illustrazioni delle "Cronache d'Arte Educatrice", la rivista fondata da Randone nel 1923.
Nel 1923 la personale alla Seconda Biennale Romana lo indica quale punto di riferimento per la nuova generazione nel panorama artistico romano. Prosegue intensa l’attività espositiva alle più importanti manifestazioni nazionali del periodo, a quelle organizzate dall’Italia all’estero, e nello stesso tempo riceve le prime prestigiose committenze pubbliche.
Nonostante non sia iscritto al Partito Nazionale Fascista, viene eletto Accademico d'Italia per la classe delle Arti.
Dopo la guerra si concentra soprattutto su cicli pittorici religiosi. Nel 1954 conclude il grande mosaico, Apocalisse, che svolge sulle pareti della cripta del Mausoleo Ottolenghi. Da questo decennio trascorre molto del suo tempo nella nuova casa sull'Argentario dove si dedica principalmente alla scultura sbozzando le pietre naturali infisse nel terreno e i blocchi di nenfro delle cave di Canino, che poi completa con la pittura.

Hurania Randone Reggi (Roma 1896 – 1965)
Come le altre “Rondinelle”, Hurania inizia il proprio tirocinio nella fornace del padre e in seguito nella Scuola: Nel secondo decennio del Novecento si affianca con successo alle più esperte sorelle con le quali si alterna anche nel compito di tenere la contabilità.
Nel gennaio del 1920, divenuta una maestra montessoriana, insegna nella casa dei bambini a Testaccio. Nel 1923 si sposa con Arturo Reggi, che da bambino era stato un alunno nella Scuola d’Arte Educatrice.

Lucilla Randone Urbinati (Roma 1900 – Milano 1971)
E’ assai probabile che anche Lucilla abbia iniziato la propria attività nella scuola e nella fornace svolgendo compiti di minore importanza, come la fornaciaia, o nella battitura della creta cruda per eliminarne le impurità. La tradizione familiare le attribuisce una particolare sensibilità verso la musica, e, nella seconda metà degli anni Venti nei Memoriali sono ricordati alcuni Armonici concerti di Lucilla al violino, il suo contributo alla produzione della fornace sembra limitato ad alcune tazzine e campanellini.

Saturnia Randone Piccinini (Roma 1904 - 1992)
La minore delle “Rondinelle”, nota in famiglia con il nomignolo di Cip, è attiva insieme alle altre sorelle nella conduzione della Scuola, della fornace. I Memoriali la ricordano soprattutto per la vendita e l’esecuzione di obbe, tazzine e campanellini. Nel 1925 si sposa con Alberto Piccinini.

Belisario Randone (Roma 1906 – 1998)
Anche noto con il nome di Lupo delle Mura, Belisario è l’ultimogenito di Francesco e Marie Louise; nato nel 1906 inizia sin da piccolo a rendersi utile alla causa delle Mura. Non risultano ceramiche da lui eseguite in età adulta; egli si occupa, piuttosto, degli affari della fornace: infatti sin dal 1924 intrattiene rapporti epistolari con altri ceramisti in Italia e all’estero: ad esempio è del 1931 la corrispondenza con Maria Monaci Gallenga.
Scrive sulle“Cronache d’arte educatrice”, la rivista fondata e diretta da Randone nel 1923 (ad esempio si ricorda un appassionati articoli in difesa del Futurismo), e nel 1928 ne diventa a sua volta il direttore.
Dopo la morte del padre la gestione della fornace passa nelle sue mani: nel 1936 rappresenta la famiglia nell’Esposizione dell’Ente Nazionale Piccole Industrie di Firenze, alla VI Triennale di Milano e nel 1938 all’Esposizione Internazionale di Berlino, ma i suoi interessi lo conducono altrove: dopo la guerra diventerà uno stimato commediografo e sceneggiatore.