La Scuola d’Arte Educatrice

La scuola viene fondata a Roma nel 1890 dal pittore e ceramista Francesco Randone, che animato da vocazione idealistica, si propone di educare all’arte i figli del popolo. Il suo programma è semplice e rivoluzionario al tempo stesso: “insegnare quanto non si insegna nelle scuole pubbliche”, ossia: povertà, diretto contatto con la natura, dalla quale trarre ispirazione, strumenti e insegnamenti.
Nel 1894 il Ministro della Pubblica Istruzione, Guido Baccelli affida a Randone la Torre XXXIX, in Via Campania 10, il luogo dove viene ufficialmente installata la scuola. In ricordo di quest'evento viene piantato un cipresso, albero caro al Maestro perché portatore di un messaggio simbolico. Nel mese di maggio di quell’anno, Ruggero Bonghi, ex Ministro della Pubblica Istruzione, in visita alle Mura, battezza l’attività con il nome di Scuola d'Arte Educatrice.
Nel 1906 il metodo Randone suscita l’interesse di Maria Montessori che ne riprende alcuni elementi nella Pedagogia Scientifica applicata nelle Case dei Bambini pubblicata a Città di Castello nel 1909, e nel 1914 viene fondata una seconda sede al Pincio.
La Scuola prosegue ininterrotta fino ai giorni nostri, anche dopo la scomparsa di Randone, animata dalle sue figlie e, successivamente, dalle nipoti.

 

FRANCESCO RANDONE E LA SCUOLA D‘ARTE EDUCATRICE

Mario Quesada

“Contemporaneamente alla fondazione della Scuola di Arte Educatrice, appena entrati in queste storiche mura, costruimmo quella fornace che, dopo tanti anni di faticose prove doveva finalmente ricordarci sul giusto cammino seguito dai figuli etruschi, qualche cosa come 30 secoli or sono. Ritrovammo cioè la difficile tecnica dei buccheri, completamente dimenticata a scomparsa, riuscendo così: a fare un’arte del tutto nuova nelle forme, nei profìli dei vasi e del tutto tradizionale nella tecnica.”

Ecco, in breve, e dalla “viva voce” del Maestro delle Mura, l’avventura di una fabbrica romana di vasai (assai rara nella storia delle arti applicate in citt
à), strettamente avvinta alla Scuola d’Arte Educatrice che conta ormai cento anni di vita.

Francesco Randone (Torino 1866-Roma l 935), dopo aver compiuto studi di pittura, diciottenne, si trasferisce a Roma nel 1882. lnstalla
tosì in un tratto delle Mura Aureliane che corrono tra l'attuale quartiere Ludovisi e la Villa Borghese, si dedica al restauro e al mantenimento di quelle vestigia. Al tempo non era insolito, a Roma, trovar studi di artisti e intellettuali in luoghi così suggestivi: Moisè Ezekiel, scultore americano amico di D’Annunzio, viveva e lavorava nelle Terme di Diocleziano; in Piazza Sallustio, in un torrione medioevale cresciuto sui resti della casa di Lucullo, l’editore tedesco Spìthover aveva la propria sede, in seguito trasformata da Felice Carena in scuola aperta agii artisti della nuova generazione.

Il laboratorio di ceramica, avviato con precoce te
mpestività, darà origine alla Scuola con finalità più vaste. Sono del 1888-1889 mirabili disegni di Randone sui calchi in creta e, ancora più interessanti, studi sulle forme che semplificano i dati naturali di frutti; questi incunaboli rappresentano allo stesso tempo una preziosa documentazione “didattica”, per l‘alto grado estetico e per le amplissime conoscenze tecniche che l’accompagnano.

Nel 1890, animato da vocazione idealistica, Francesco Rando
ne riunisce alla Torre XXVIII i suoi primi tre scolaretti, Ruggero Bonghi, filosofo e statista. affascinato dall’iniziativa si accosta a Francesco Randone e battezza la Torre "Scuola di Arte Educatrice’. Tre anni dopo, nel l894, Guido Baccelli, ministro della Pubblica lstruzione, affida all’originale educatore la Torre XXXIX, dove venne ufficialmente installata la scuola: a ricordo dell‘evento, accanto all‘ingresso, fu piantato un piccolo cipresso. ll programma era semplice e rivoluzionario allo stesso tempo, insegnare “quanto non si insegna nelle scuole pubbliche", povertà, diretto contatto con la natura dalla quale trarre ispirazione, strumenti e insegnamenti, libertà, “essere educatori oltre ogni ambiente“, “educare per innalzare e purificare oltre ogni interesse materiale", “considerare l’anima individuale e l‘anima collettiva... come un fluido suscettibile di trasformazione e di miglioramento".

Ino
ltre alla Scuola della Mura si radunano subito artisti, letterati, studiosi. Scorrendo ì “Memoriali delle Mura“ (un vero e proprio archivio della Scuola del Laboratorio di ceramica, della Famiglia Randone, tenuto come un diario, giorno per giorno, scritto e disegnato) si incontrano i nomi di Maria Montessori, Maria Monaci Gallenga (mecenate di artisti e disegnatrice, in proprio, di stoffe e di abiti famosi). Camillo Innocenti (il capo riconosciuto dei divisionisti romani), Balla, Boccioni, Giovanni Prini ed Eleuterio Riccardi scultori, Marinetti, Dottori, Eva Kùhn, Giuseppe Lombardo Radice, Duilio Cambellottì, tra i più grandi artisti italiani della prima metà di questo secolo, attratto dal Maestro delle Mura e dagli scopi cli larga emancipazione estetica e culturale della Scuola, nel febbraio 1914 contribuisce ai corsi tenuti, anche gratuitamente, da Francesco Randone, scrivendo il “ progetto” per un laboratorio di arte ceramica, emerso soltanto di recente.

Oltre alle lezioni dedicate ai bambini, alle Mura si tengono conferenze (quelle pascoliane per l’educazione Spirituale sono del 1923).

Idealismo, socialismo umanitario, misticismo venato di francescanesimo, misteriosofia, questi gli elementi di maggior caratterizzazione della personalità di Francesco Randone e della “sua” Scuola, i comportamenti sono conseguenti: uso di mezzi modesti, veglie propiziatorie accanto alla fornace delle ceramiche, rinfreschi a base di acqua di fonte e pinoli, inviti su cartoncino a forma di ostia, offerte di doni simbolici.

Dal 1914 i corsi d’insegnamento vengono articolati secondo un pr
eciso programma didattico sottoposto alla autorità; vi ha un posto preminente l’arte plastica applicata alla realizzazione di ceramiche (Arte vasaia Randone), con lo studio delle forme a delle decorazioni antiche, specialmente etrusche, dalle quali trarre ispirazione per motivi moderni.

N
el 1923 Francesco Randone, che già da fanciullo aveva diretto un foglio scolastico “il Satanasso”, pubblica il primo numero di una rivista mensile “Cronache di Arte Educatrice”, divenuta in seguito “Arte Educatrice”, con una tiratura di oltre 1.500 copie all’inizio degli anni Trenta.

L’attività ceramica della famiglia Rando
ne, strettamente unita alla vocazione educativa, inizia con la produzione di “frutta artificiale” in terracotta dipinta, di cornici in ceramica e di piatti con ritratti e paesaggi (esempi sono conservati al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza cui sono pervenuti per donazione di Honoria Randore). Aiutato dalle figlie Iris (Roma 1888 - Pesaro 1958), Hurania, Saturnia, Honoria, Horitia (Roma 1894 - 1984) 

Horitia Randone Bucchero Nero
Horitia Randone Bucchero Nero

e dall’unico figlio maschio, Belisario, Francesco Randone lavora intensamente alla creazione di vasi in bucchero nero, rosso, grigio, perfino bianco, lucido e opaco e custodiva gelosamente i segreti dell’impasto, della colorazione e della cottura, carpiti - diceva - all’ultimo Lucumone.

All’
Esposizione Internazionale del 1911, in Castel Sant’Angelo, nel pieno richiamo alla storia voluto da Federico Hermanin, Randone, mostra un modello in terracotta delle Mura Aureliane, così com’erano, cosi come le avrebbe volute.

In quegli ambienti - lunghi camminamenti rifugio di colombe e pipistrelli, alte torri dirute - sogna una “città dell’arte” con studi e botteghe: tra le sua carte, un elenco registra nomi di pittori, scultori, decoratori, artigiani, poeti e scrittori (Eleuterio Riccardi, Serafina Tebaldi, Vittoria Morelli, Roberto Rosati, Vincenzo L. Jerace, Annina Levi della Vida, Vittoria Saltelli, Diego Angeli, ecc.) in attesa di avere lì una casa e un atelier.

Ogni vaso prodott
o dalla Scuola reca la marca -una torre - il nome della figula, la data, e nei citati “Memoriali delle Mura” viene segnato dall’acquirente un pensiero a la promessa di conservazione.

La tecnica privilegiata è quella del bucchero: - un’origine arcana di impasti, di sottilissimi spessori, di trattenuta sonorità, di lucidi neri e metallizzati tirati al fuoco; le forme create dal Maestro, dalle figlie, dagli allievi sono tra le più ardite. La stilizzazione è così estrema che rasenta l’astrazione; i semi, gli uccelli, il nido, qui si stenta a riconoscerli pretesti ricavati dalla natura per dar vita al vaso.

Conoscenza della tecnica, gentilezza di forme e allusione simbolica contraddistinguono queste produzioni.

La ceramica è elemento della terra, nasce dall’incontro con l’acqua e l’alta temperatura del fuoco; lo studio della tecnica e la realizzazione delle forme erano ritenute da Randone centrali ai suoi programmi didattici che intendevano non far discostare il fanciullo dalla natura, pur accrescendone il gusto estetico.

Il lavoro manuale servì ad allevare una “giovinezza gentile”; l’ideale pedagogico di Randone ha dato meravigliosi frutti in opere d’arte e una Scuola che, con i suoi corsi nati in un’epoca forse meno distratta della nostra, certo meno affrettata, è ancora attiva - a pochi passi da Via Veneto - con i corsi di ceramica artistica.

 

LA CERAMICA NELLE MURA

Giovanna Caterina De Feo

“… Nell’aula aperta per una porta sul sommo della muraglia, come su una lunghissima terrazza, di dove entra la frescura e la malinconia del crepuscolo, sono forse trenta fanciulli intorno ai dieci anni: alla scuola ne sono iscritti oltre cento, ma la frequenza ne è piuttosto irregolare, non essendo vincolata a nessun obbligo ma affidata al libero volere degli scolari: una concezione di libertà tutta tolstoiana. Tutti attendono a intagliare e dipingere alcune piastrelline quadrate poste ciascuna su una piattaforma assai ingegnosamente ideata che ne suggerisce lo scomparto decorativo….”.Con queste parole nel 1914 Giuseppe Zucca descrisse la Scuola d’Arte Educatrice, un insegnamento gratuito per le bambine e i bambini dai sei anni ai quindici, senza distinzione di ceto, di religione, di cultura e di razza, fondata a Roma nell’ultimo decennio del XIX secolo dal pittore e ceramista Francesco Randone (Torino 1864 - Roma 1935 ).

Anche noto come il Maestro delle Mura, perché il Ministro della Pubblica Istruzione gli concesse di poter lavorare e vivere nel tratto delle Mura Aureliane che allora confinava con la Villa Ludovisi e che oggi prende il nome di via Campania. In quei luoghi Randone visse tutta la sua vita. Fu un ceramista eccelso, costruì una fornace per ceramica nel 1895 e ritrovò il disperso segreto per la fabbricazione del Bucchero nero, un prodotto ceramico simile a quello etrusco, con cui partecipò a numerose esposizioni nazionali e internazionali, aggiudicandosi riconoscimenti e premi, quali ad esempio la medaglia d’oro nel 1929 all’Esposizione Universale di Barcellona con la Coppa della Tartaruga. Nello stesso tempo, con spirito umanitario, sin dal 1890, iniziò a ricevere gratuitamente degli allievi; egli sognava una scuola in grado di educare l’animo dei ragazzi attraverso la contemplazione, l’insegnamento dell’arte e del lavoro manuale, in particolare della ceramica. La sua scuola non fu destinata solo agli artisti, ma a tutti, sopraqtutto ai bambini poveri che non avevano la possibilità di accesso all’istruzione elementare. Questo atteggiamento, rivoluzionario per l’epoca, fece sì che nel 1894 lo statista Ruggero Bonghi desse nome alla scuola, che da allora si chiamò Scuola d’Arte Educatrice.

Negli anni il Maestro elaborò un metodo di insegnamento, tanto interessante da sollecitare l’attenzione di Maria Montessori, che nel 1909 dedicò un capitolo alla sua arte vasaia ne “ Il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle case dei bambini”. La scuola ebbe un largo e duraturo successo, a cui contribuì l’instancabile attività della sua compagna Marie Louise Fontaine ( Annecy de Savoie 1862- Roma 1945) e dei sette figli che nacquero dalla loro unione: avevano nomi di vestali le figlie Yris, Onoria, Orithia, Hurania, Lucilla, Saturnia e l’unico maschio Belisario, detto “ Lupo delle Mura”. Furono le figlie Yris, Onoria e Orithia che dopo la morte dei Francesco raccolsero il suo slancio ideale, e proseguirono l’attività paterna, trasmettendola in seguito e a loro volta alle loro figlie e nipoti. Ancora oggi si accede alla Scuola dalle strette scalette e dalla porticina verde di un tempo. Gli insegnamenti del Maestro delle Mura vengono ancora impartiti e a distanza di quasi 120 anni questi sono attivi e attuali. Ilaria Ferrazzi, la più piccola delle tre figlie di Orithia, con le sorelle Fabiola e Ninetta,e un gruppo di intellettuali, allievi ed amici, nel 1986 fondarono l’Associazione Culturale Arte Educatrice Museum onlus , che da allora dirige e sostiene la Scuola. L’Associazione adesso si avvale delle nuove collaborazioni di Lavinia Cozza, nipote di Yris e di Silvia Vitale, nipote di Orithia. 

Silvia Vitale L'Unicorno terracotta
Silvia Vitale - L'Unicorno - terracotta

Silvia è una ceramista esperta e aggiornata; insieme a Ilaria fa si che proseguano i corsi di ceramica per bambini e adulti.

La scuola odierna è autorizzata dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, a rilasciare attestati di Frequenza per i corsi di Formazione ed Aggiornamento per gli insegnati. Oltre a queste iniziative nelle Mura si svolgono incontri d’arte, di musica,conferenze e visite guidate ai musei con archeologi e storici dell’arte. L’Associazione si occupa , poi, di divulgare in modo scientifico il contenuto dell’Archivio di Francesco Randone e di custodire la Torre XXXIX, la parte più antica, oggi vincolata e musealizzata, che viene aperta al pubblico in scelte occasioni esclusivamente previo appuntamento. L’antico rapporto con le scuole di Roma e provincia, prosegue negli anni immutato così vengono organizzati incontri con gli allievi delle scuole pubbliche e bandito un concorso di ceramica per le scuole elementari e medie.